In Italia, le sofferenze e i disagi dovuti alle malattie riconoscono un ristretto gruppo di cause; le malattie cardiovascolari, le neoplasie, il diabete, le malattie dell’apparato respiratorio e digerente sono, infatti, responsabili dell’80 per cento dei decessi.
Nei paesi sviluppati, oltre il 50 per cento del carico umano e del peso sociale della malattia - espresso come anni di vita in buona salute persi a causa di morte prematura o disabilità - è causato da soli sette fattori di rischio principali: tabagismo, ipertensione arteriosa, alcol, eccesso di colesterolo, sovrappeso, scarso consumo di frutta e verdura, inattività fisica.
Nel nostro paese, la cirrosi epatica è fra le prime dieci cause di morte e colpisce, a differenza di altre malattie croniche e degenerative tipiche della terza età, soprattutto gli adulti, fra i 25 e i 54 anni. E l’epatite cronica con la cirrosi sono malattie dalla mortalità evitabile - essendo causate dall’alcol o dai virus dell’epatite C e B - applicando adeguate misure di prevenzione.
Alcol, virus e fegato
In Italia, aumenta il consumo di alcolici, specie tra i giovani, e le epatiti virali C e B costituiscono un problema per la salute. Nel nostro paese, l’età del primo contatto con l’alcol è la più bassa d’Europa: dati preoccupanti, soprattutto nella fascia di età tra gli 11 e i 15 anni. Inoltre, è alta la percentuale di consumatori giornalieri (31 per cento) tra i maschi delle classi di età medie e più anziane. Sono presi in carico dai Servizi alcologici territoriali del Sistema sanitario nazionale più di 60mila individui dipendenti dall’alcol. Fra i giovani, inoltre, è molto diffuso il consumo di bevande alcoliche al di fuori dei pasti e questo rappresenta un importante indicatore di esposizione al rischio di abuso.
La proporzione dei soggetti infettati dal virus dell’epatite C è di circa il 2-3 per cento della popolazione, con un gradiente che aumenta dal Nord al Sud e le isole e con l’età (infatti, il 60 per cento dei pazienti con epatite C ha più di 65 anni). L'incidenza dell’epatite B, calcolata per anno ed età, ha evidenziato un progressivo calo nel tempo, anche se, negli ultimi anni, sembra di poter osservare un nuovo aumento, in relazione all’immigrazione d’individui portatori del virus provenienti dalle aree dove il virus B è molto diffuso, come l’Africa, l’Asia o i paesi dell’Europa dell’Est. In Italia, il virus C, da solo o in combinazione con altri fattori quali l’alcol o il virus dell’epatite B, è il maggior responsabile di cirrosi e di tumore primitivo del fegato.
Prevenzione
Nonostante queste premesse epidemiologiche, un chiaro impegno a favore della lotta alle malattie del fegato, dovute ai virus e all’alcol, stenta a emergere. Le campagne contro l’abuso alcolico, a favore di sani stili di vita, e per contrastare le epatiti virali sono purtroppo rare: sostenute, spesso, da aziende private (interessate al commercio di test di laboratorio o di specifici farmaci anti-virali) o contrastate, al contrario, da chi ha interesse a vendere birra, vino o superalcolici.
In questo panorama, anche le iniziative istituzionali appaiono relativamente poche e non sempre, quando presentate, vengono fatte proprie dalle singole regioni, dai comuni o dalle aziende sanitarie. Il ruolo delle associazioni di volontariato sarebbe, anche in questo specifico settore, per noi decisivo: ma le risorse erogate dalle istituzioni pubbliche alle Onlus per simili iniziative scarseggiano e, di conseguenza, i progetti indenni da “conflitto d’interessi” - quelli sostenuti cioè da aziende o sponsor privati - sono sempre più rari.